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Il sogno di volare

Testo: Lena Grossmüller / Foto: Ornella Cacace / Video: Safak Avci / 07.06.2017

Cosa fanno i piloti quando si inserisce il pilota automatico? Qual è il loro segreto contro il jet lag? Il pilota di SWISS Alex Borer accoglie MyCard nella cabina di pilotaggio e offre uno sguardo esclusivo dietro le quinte.

Partiamo dalla domanda più importante: qual è il suo rimedio migliore contro il jet lag?
I risultati migliori nel corso degli anni li ho ottenuti restando attivo. Ad esempio, se la mattina arrivo a New York, solitamente vado in palestra o faccio jogging. Il movimento mi permette di adattarmi velocemente al nuovo fuso orario. Ciò che non consiglierei è di combattere ostinatamente la stanchezza. Tuttavia il jet lag per noi piloti è il male minore; ancora più faticoso è il volo notturno di rientro a casa. Bisogna stare svegli veramente per una notte intera.

Qual è la sfida più impegnativa nel volare?
Penso che la sfida più impegnativa consista nel fatto che, anche se si ha grande esperienza, non si deve cadere nella ruotine, ma garantire la sicurezza sempre e ovunque. Lavoriamo veramente sodo per essere pronti a qualsiasi evenienza e fare la scelta giusta in ogni situazione. Ad esempio noi piloti veniamo sottoposti a una prova di simulazione quattro volte all'anno, una volta all'anno un istruttore vola con noi su una tratta.

Perché ha deciso di diventare pilota?
Già da bambino avevo una grande passione per gli aerei, che è cresciuta ancora di più durante la gioventù, precisamente negli anni trascorsi a Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo. Al tempo ci accadeva spesso di dover sorvolare il deserto: quel paesaggio e quella sensazione di libertà che si prova al di sopra delle nuvole mi hanno affascinato tantissimo! Inoltre amo viaggiare, scoprire culture e posti nuovi. È proprio questo mix di viaggi e voli che mi fa amare così tanto il mio lavoro.

Come si mantiene in forma per volare?
Il fitness è un tema chiave. Gioco a calcio e pallavolo, faccio jogging e canottaggio. Bisogna essere in buone condizioni fisiche per poter restare seduti per ore in questa «scatoletta». Dal punto di vista mentale, per me è importante avere una vita familiare solida e poter trarre energia dal rapporto con mia moglie e mia figlia. Trovare un equilibrio tra lavoro e vita sociale non è semplice per i piloti, ma è fondamentale per il benessere personale.  

Quanto conta l'alimentazione?
Tanto. Un'alimentazione bilanciata e più leggera possibile aiuta a restare in forma e concentrati durante un volo di 12 ore per Los Angeles. Inoltre non mangio mai frutti di mare prima di un volo perché, se non dovessero essere freschi, potrei rapidamente trovarmi nell'impossibilità di pilotare. Un'altra regola importante a cui ci atteniamo da SWISS è che capitano e copilota non mangiano mai gli stessi cibi in volo. Perché se una pietanza è andata a male, almeno l'altro può garantire un volo sicuro.

Quando si inserisce il pilota automatico e cosa fa lei durante questo arco di tempo?
È una domanda che mi viene posta di continuo. Spesso si pensa che sia sufficiente premere un pulsante perché l'aereo faccia tutto da solo. Di fatto noi piloti dobbiamo impostare tutti i parametri nel pilota automatico, come ad esempio la quota di volo o i cambiamenti di rotta, e monitorarli costantemente. In questa fase, tuttavia, il pilota deve occuparsi principalmente delle comunicazioni via radio e di tenere sotto controllo il traffico aereo. Inoltre il decollo e l'atterraggio vengono gestiti di norma con i comandi manuali.

Quanto sono cambiati i suoi compiti con i mutamenti tecnologici?
Tantissimo. Si può dire che la routine quotidiana sia diventata più semplice negli aerei moderni e soprattutto più sicura. A bordo abbiamo più strumenti per la sicurezza che un tempo non esistevano. Ma se qualcosa non funziona, è molto più difficile intervenire nei sistemi.

Parliamo di turbolenze: cosa può fare lei affinché il volo sia più gradevole possibile per i suoi passeggeri?
Occorre specificare che esistono due tipi di turbolenze: da una parte le turbolenze dovute alle condizioni meteorologiche e causate, ad esempio, da nuvole e temporali. Riusciamo a riconoscerle nel radar meteorologico e cerchiamo di aggirarle. Le altre sono le cosiddette «Clear Air Turbulence», ovvero le turbolenze generate dai jet stream, ossia le correnti a getto, in aria limpida. In questi casi tentiamo di volare sopra o sotto le turbolenze. Purtroppo però non è sempre possibile, ad esempio se l'aereo è troppo pesante e non si può volare ad alta quota come si vorrebbe. Ovviamente il volo talvolta risulta un po' sgradevole ai passeggeri, ma la buona notizia è che non si corre alcun pericolo. Persino le turbolenze più forti non rappresentano un grande ostacolo in termini tecnici.

Quando si trova nei panni del passeggero, dove preferisce sedersi?
Ovviamente più avanti possibile, preferibilmente nelle prime file della business class! Non solo per il servizio eccellente, ma soprattutto perché più ci si siede avanti, meno si percepiscono le turbolenze e più il volo risulta tranquillo.

Come pilota lei è abituato a volare. Ha comunque dei consigli contro la paura di volare?
Ci sono diversi tipi di paura. Se ad esempio si ha paura dell'altezza, allora è preferibile sedersi al centro dell'aereo per non dover guardare in basso. Se si soffre di claustrofobia, è meglio sedersi accanto al finestrino così da poter guardare in lontananza. Spesso la paura di volare è legata alla fiducia nei confronti del pilota. Per questo motivo da SWISS facciamo sempre in modo che il pilota accolga i passeggeri all'ingresso in aereo o faccia annunci in caso di turbolenze e non abbandoni mai i passeggeri a loro stessi. Se la paura di volare è molto forte, consiglierei di partecipare a un seminario specifico di SWISS in cui sono presenti psicologi, piloti e membri dell'equipaggio.

È vero che nella cabina di pilotaggio ci si accorge se un passeggero non ha spento lo smartphone?
Purtroppo sì. Le spiego come funziona: a bordo esiste una rete di distribuzione e il cellulare può penetrare in questa rete con le sue radiazioni ed emettere un impulso. Soprattutto al decollo e all'atterraggio, quando i cellulari sono ancora nel raggio di portata delle antenne e scambiano dati. Questo impulso viene letto come errore dalla linea, il pilota riceve un avviso e in questi casi non sa da cosa dipenda il problema; tutto ciò ovviamente può generare insicurezza. Un falso allarme indotto da un cellulare diventa al momento sbagliato un inutile rischio per la sicurezza. Per questo motivo bisogna tenere gli smartphone sempre in modalità aereo al decollo e all'atterraggio.

A cosa non può rinunciare lei che vola così tanto?
Ovviamente a una crema idratante. I giovani copiloti forse non ci pensano ancora, ma quando si inizia a trascorrere più spesso 12 ore seduti in un ambiente secco, a un certo punto si impara a usarla. In aggiunta penso sia anche importante scegliere degli indumenti adatti alla destinazione. Sarebbe davvero un peccato non poter visitare un tempio a Bangkok perché si hanno solo dei pantaloncini corti con sé. Inoltre vale la pena controllare le condizioni meteorologiche prima della partenza in modo tale da mettere in valigia l'abbigliamento giusto.

Lei viaggia in diversi Paesi: utilizza ancora i contanti o solo la carta di credito?
In oltre l'80% dei casi utilizzo la carta di credito, è il metodo più comodo per me. Ovviamente dipende sempre da dove mi trovo: nei piccoli mercati locali pago ancora spesso con i contanti, ma nei ristoranti, negli alberghi o nei grandi negozi utilizzo sempre la carta.

Quali sono i suoi consigli per acquistare souvenir originali?  
Consiglio sempre di acquistare souvenir solo in mercati locali autentici e non nei tipici chioschi per turisti dove ci sono solo prodotti a prezzi altissimi. Personalmente mi piace portarmi a casa specialità culinarie, come ad esempio gli ingredienti per preparare la caipirinha quando vado in Brasile: la cachaça, il lime e lo zucchero di canna. Così posso invitare degli ospiti a casa e dire: questo cocktail l'ho portato questa mattina direttamente da San Paolo. I veri professionisti dei souvenir sono però i nostri assistenti di volo, che sanno benissimo dove acquistare i prodotti migliori in tutto il mondo!

Ecco le rotte aeree e gli aeroporti preferiti del capitano Alex Borer

Aeroporto di Hong Kong
È bellissimo decollare da qui. Con SWISS voliamo per lo più di notte, giriamo attorno alle isole e poi sopra la città a bassissima quota. È fantastico! Anche l'aeroporto mi piace tantissimo.

Aeroporto di Los Angeles
L'arrivo è stupefacente! Vale la pena stare seduti sul lato destro per avere una vista meravigliosa della Downtown e delle Hollywood Hills.

Rotta Tokio-Zurigo
Su questa rotta si sorvola per ore la Siberia di giorno. Il paesaggio che possiamo ammirare sotto di noi è incredibile. Molto affascinante!

Rotta San Paolo-Zurigo
Sorvolare il continente africano e ammirare il sole sorgere la mattina in Algeria è un'esperienza senza pari!

Alex Borer
Il pilota Alex Borer ha 54 anni e lavora per Swiss International Air Lines da quasi 30 anni. Vive a Basilea, è sposato e ha una figlia di 21 anni. La sua carriera nell'aviazione è cominciata all'inizio degli anni '80 durante il servizio militare; dopodiché ha studiato fisica e poi si è formato come pilota presso SWISS. Essendo un pilota di lungo raggio effettua da tre a cinque voli di andata e ritorno al mese, soggiornando da uno a tre giorni nella rispettiva destinazione.

SWISS è la compagnia aerea di bandiera svizzera e trasporta ogni anno oltre 16,5 milioni di passeggeri con una flotta di 91 aerei. La base aeroportuale è Zurigo Kloten. Maggiori informazioni su www.swiss.com

Categoria:

cultura, viaggio, story

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